La mia arma atomica è un filo d’erba. Tancredi. Una retrospettiva a cura di Antonio Castellana







 
 
La mia arma atomica è
un filo d’erba. Tancredi. Una retrospettiva                 
 a cura di Antonio Castellana
Tancredi,con la sua pittura, crea una nuova filosofia poetica per coloro che non posseggono né telescopi né razzi: quanto fortunati noi che abbiamo tali cristallizzazioni da trasportarci sani e salvi, verso altri mondi. (Peggy Guggenheim)
 
Fino al 14 marzo l’artista Tancredi Parmeggiani (Feltre 1927 – Roma 1964) sancisce il grande ritorno a Venezia con la retrospettiva La mia arma atomica è un filo d’erba. Tancredi. Una retrospettiva  presso Peggy Guggenheim Museum con oltre novanta opere, tra gli interpreti più originali e intensi della scena artistica italiana della seconda metà del Novecento. Ed è così che dopo oltre sessant’anni, l’artista ritorna protagonista alla Collezione Guggenheim con una straordinaria selezione di lavori, che ricostruiscono in modo intimo e capillare, tra produzione creativa ed emotività prorompente, la parabola breve, ma folgorante, di questo grande interprete dell’arte del secondo dopoguerra. Tancredi è stato l’unico artista, dopo Jackson Pollock, con il quale Peggy Guggenheim stringe un contratto, promuovendone l’opera, facendola conoscere ai grandi musei e collezionisti d’oltreoceano e organizzando alcune mostre, come quella del 1954 proprio a Palazzo Venier dei Leoni.   Partendo da rare prove giovanili di ritratti e autoritratti e dalle prime sperimentazioni su carta del 1950-51, il percorso espositivo documenta, nella sua prima parte, la ricerca prettamente astratta, legata alla frammentazione del segno, svolta dall’artista feltrino nell’arco degli anni 50, periodo che segna l'incontro cruciale con Peggy, di cui diventa protégé, e che lo porta ad avere un proprio studio a Palazzo Venier dei Leoni.  Questo periodo genera nello giovane Tancredi uno stupore di innata inventiva dove nelle sue opere predominano le emozioni, ogni cosa per lui può diventare pretesto per emozionarsi e fare emozionare quindi, ce lo trasmette sulla tela attraverso opere variopinte. Un forte impatto cromatico fa si che si veda la sua forza interiore che quasi “stupisce” per la “determinazione” nell’inserimento del colore, un tratto deciso dettato esclusivamente dai suoi sentimenti. Un pensiero consapevole, pulito, senza coinvolgimenti che ne deturpano la sua profonda suggestione interiore. L’esposizione rappresenta inoltre il ritorno in Italia di una preziosissima selezione di opere donate dalla mecenate ad alcuni celebri musei americani: per la prima volta, dai tempi di Peggy, sono esposti capolavori come la Primavera, proveniente dal MoMA di New York e Spazio, Acqua, Natura, Spettacolo, oggi al Brooklyn-Museum. La grande retrospettiva non manca di documentare la produzione artistica degli anni '60, momento di crisi e di completa revisione della propria pittura, a cui Tancredi vuole dare un senso esistenziale e politico. Ed è così che la vena della polemica e della tensione di quegli anni di guerra fredda emergono nel titolo della mostra “La mia arma contro l’atomica è un filo d’erba”, frase con cui Tancredi risponde agli innumerevoli conflitti dell’epoca, dal Vietnam alla guerra in Algeria, alla tensione tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Di questo momento fondamentale nel suo percorso artistico, sono esposti i tre dipinti della serie Hiroshima (1962). La parte conclusiva dell’esposizione è dedicata ai collage-dipinti, eseguiti tra il 1962 e il 1963, i cosiddetti Diari paesani e i Fiori dipinti da me e da altri al 101%, che a ragione possono essere definiti la vera rivelazione di questa retrospettiva e che sono da considerarsi esempi di eccezionale vigore creativo e drammatica euforia. Sono queste opere a chiudere lo straordinario percorso, geniale e sregolato, della pittura di Tancredi dedicata alla natura e all’uomo.
 
Peggy Guggenheim, tra le più grandi talent scout dell'arte moderna, fu la prima a riconoscere il suo valore e una volta  disse: “Tancredi è il pittore più importante dopo i futuristi, nella mia vita ho fatto solo un’eccezione dopo Pollock per fare un contratto a un artista, e l’ho fatta con lui”. La mostra  inaugurata negli spazi della Collezione Peggy Guggenheim a Venezia, è l’occasione per il grande pubblico di incontrare e conoscere questo pittore che è stato un vero mito del 900: morto giovanissimo a soli 37 anni, bellissimo per natura e per età, spesso considerato pittore "maudit", fu per tutta la sua vita interprete delle complessità e delle incongruenze dell’arte contemporanea italiana.
 
Tancredi Parmeggiani nasce a Feltre, Belluno, il 25 settembre 1927. Studia all'Accademia di Belle Arti di Venezia dove nel 1946 stringe amicizia con Emilio Vedova. Nel 1947 compie un viaggio a Parigi e nei due anni successivi divide il suo tempo tra Feltre e a Venezia, dove nel 1949 tiene la sua prima personale alla Galleria Sandri. Trasferitosi a Roma nel 1950, si lega al gruppo Age d'Or, che organizza esposizioni e pubblicazioni dell'avanguardia internazionale. Nel 1951 partecipa a una mostra di arte astratta italiana alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma; lo stesso anno si stabilisce a Venezia, dove avviene l'incontro con Peggy Guggenheim, che gli fornisce uno studio e nel 1954 gli organizza una mostra nel suo palazzo. Nel 1952 a Venezia gli viene assegnato il Premio Graziano per la pittura e nello stesso anno, insieme con altri artisti, sottoscrive il manifesto del Movimento Spaziale, il gruppo fondato da Lucio Fontana intorno al 1947 a Milano, che propugnava una nuova arte "spaziale", consona all'era postbellica. Tancredi espone in personali alla Galleria del Cavallino di Venezia nel 1952, 1953, 1956 e 1959, e alla Galleria del Naviglio di Milano nel 1953. Nel 1954 partecipa con Jackson Pollock, Wols, Georges Mathieu e altri alla mostra “Tendances Actuelles” alla Kunsthalle Bern. Nel 1955, espone in una collettiva alla Galerie Stadler di Parigi, città che l’artista aveva visitato nello stesso anno. Nel 1958 tiene delle personali alla Saidenberg Gallery di New York e all'Hanover Gallery di Londra, e partecipa al Carnegie International di Pittsburgh. Si trasferisce a Milano nel 1959, dove espone diverse volte alla Galleria dell'Ariete; sempre nel 1959 si reca ancora a Parigi, e viaggia in Norvegia nel 1960; in quest'anno è presente alla mostra “Anti-Procès” alla Galleria del Canale di Venezia, dove gli vengono dedicate anche due personali, nel 1960 e nel 1962. Nel 1962 riceve il Premio Marzotto, a Valdagno, e nel 1964 espone alla Biennale di Venezia. Muore suicida a Roma il 27 settembre 1964.
La mostra sarà accompagnata da una pubblicazione, edita da Marsilio Editori in due edizioni italiano e inglese. Con i saggi del curatore Luca Massimo Barbero, di Luca Nicoletti, la biografia dell’artista a cura di Elena Forin, e un’estesa selezione di immagini.

Peggy Guggenheim Museum Shop:
tutti i giorni dalle 10 alle 18, chiuso il martedì
tel: 041.2405.422 / 432; fax: 041.520.6885; e-mail: shop@guggenheim-venice.it
 
pubblica:
Massimo Nardi
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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