FRANCESCO SANNICANDRO fatti non parole

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foto di Massimo Nardi

















Avevo ripreso lunedì su fb la notizia appena appresa della scomparsa di Franco Sannicandro, l'artista bitontino molto noto e amato da tutti nel territorio - come stanno confermando le tante reazioni in rete. Annunciavo un mio ricordo sulla Gazzetta del Mezzogiorno, gli ho dedicato il mio "colpo d'occhio" del giovedì, apparso oggi con rilievo sotto il titolo "Un visionario del colore" . Lo posto qui per gli amici anche lontani. La foto l'ho presa dal repertorio vasto dell'amico Massimo Nardi.

......
Strane coincidenze. Ho appreso della scomparsa di Franco Sannicandro, artista bitontino doc, mentre scorreva in tv la pubblicità di una nota catena di supermercati che esaltava tra le sue offerte di genuinità bottiglie di olio di Puglia, anzi di Bitonto. Ora, fra le tante iniziative che Franco ha animato nel suo lungo corso (era nato nel 1947) quella che certamente amava di più era la mostra itinerante “Olio d’artista”, che ha appena celebrato il suo settimo anno di vita con mostre anche a Mesagne e Bisceglie, coinvolgendo un mare di artisti pugliesi e non, con modalità oggettuali – cioè partendo proprio dalla lattina dell’olio. E l’infarto dal quale non si è più ripreso lo aveva colpito un mese fa proprio alla vigilia dell’Olio Officina Festival di Milano, evento di promozione dell’oro di Puglia che l’anno scorso lo aveva insignito del suo premio. Del resto il suo immaginario si è nutrito sempre di viscerali connessioni con la natura, la storia, la vita quotidiana del suo paese. Una pittura incline alla visionarietà era il suo mondo d’origine. Per formazione (all’Istituto d’arte di Corato) e nativa passione per il colore di naturalistica sensualità, dai toni accesi in rosso alle densità del blu-viola. Esuberanza visiva riversata oltre i limiti del quadro : su superfici irregolari di legno cartone o metallo, con sagome da scultura povera, o su oggetti da riciclo, composti in installazioni scenografiche (anche con maschere per Albertazzi e altri). Una vena teatrale che ha trovato sfogo di felicità quasi ingenua usando luce di Wood, tinte fluorescenti, persino il neon. Per questo cercava spazi oltre le gallerie: il Torrione di Bitonto, castelli, scuole, palazzi antichi – ma anche negozi e ritrovi.
E’ stato il suo modo di accogliere con apertura mentale le mutazioni dell’arte contemporanea a lui più congeniali, dall’astrazione gestuale e informale all’arte povera e ambientale. Un’apertura che lo aveva portato già nel 1990 a presiedere la pionieristica impresa di una Biennale internazionale d’arte a Bitonto - la Terra e la Pietra, rimasta unica e sola come tante avventure del Sud. Ne andava giustamente orgoglioso, è da ricordare. Peraltro quel che ha connotato la presenza di Franco Sannicandro nel territorio e ne ha fatto un personaggio amato da tutti sono stati la generosità senza filtri e l’entusiasmo senza arroganza con cui ha tradotto la passione per l’arte in coinvolgimento di colleghi e critici nell’ideare, promuovere, organizzare mostre collettive ed eventi d’ogni genere. Gettando il cuore oltre l’ostacolo dei suoi problemi fisici, prima fieramente incurvato sul suo bastone poi seraficamente costretto sulla sedia a rotelle. Anzi assumendo anche la disabilità a missione per l’arte. Come per la sua ultima iniziativa, il calendario 2018 “Sorrisi d’autore” a sostegno della rete bitontina di organizzazioni di quell’area. Ci lascia con questi sorrisi di autorevoli amici, aperti alla trasparenza dei suoi occhi chiari.

Pietro Marino
Gazzetta del Mezzogiorno


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