Inaugurata la Mostra OLIO D'ARTISTA alla Focàra di Novoli.



fotografie di Massimo Nardi

A cura di Francesco Sannicandro Media Partner Il Sito dell'Arte
Nell'ambito del grande evento collettivo della Fòcara, a Novoli - nel Salento, in provincia di Lecce - è in programma la nutrita rassegna d’arte contemporanea "Olio d’Artista", che verrà inaugurata il prossimo 3 Gennaio 2017

Olio d’artista è una iniziativa che propone elaborazioni, interpretazioni e riuso dei tradizionali contenitori dell’olio: la lattina metallica e la bottiglia di vetro. Avviata nel 2011 con un primo nucleo di artisti e arricchitasi sempre più nel tempo, esalta, attraverso l’arte, il principe della tavola mediterranea, quell’olio d’oliva che rappresenta l’asse portante dell’economia della nostra terra e per il quale la Puglia è nota nel mondo.
presso la Pinacoteca Comunale Museo del Fuoco di Novoli (Lecce)
ex asilo “Tarantini”.
La mostra rimarrà aperta al pubblico dal 3 al 18 gennaio 2017

Al vernissage saranno presenti
il Sindaco e Presidente della Fondazione Fòcara di Novoli, avv. Gianmaria Greco il direttore della Pinacoteca Comunale Museo del Fuoco ,dott. Piero Pella eil critico d'arte Carmelo Cipriani.



Evento Patrocinato dal Comune di Novoli, Fondazione Focàra di Novoli.
Media Partner Il Sito dell'Arte


In collaborazione con il Museo del Fuoco di Novoli, Accademia di Belle Arti di Lecce, Arte Italia Cutura, Foreste Urbane, Az.Mimì




Artisti:

Natale Addamiano – Dario Agrimi - Franco Altobelli - Caterina Arcuri - Uccio Biondi - Alessandro Boezio - Dario Brevi - Rossana Bucci & Oronzo Liuzzi – Antonia Bufi - Loredana Cacucciolo - Vito Capone - Cappelluti Raffaele - Gaetano Cariello - Michele Carmellino - Miki Carone - Giovanni Carpignano - Maria Grazia Carriero - Mariangela Cassano - Mauro Castellani – Pierluca Cetera - Daniela Chionna - Angela Cosnsoli - Daniela Corbascio - Angelo Cortese - Franco Cortese - Maria Grazia Costa - Flavia D'Alessandro - Teo De Palma - Paolo De Santoli - Gianni De Serio - Amedeo Del Giudice - Angioletta Denitto - Pietro De Scisciolo - Carlo Dicillo - Amalia Di Lanno - Antonio Di Michele - Antonio Di Rosa - Pietro Di Terlizzi - Ninì Elia - Gaetano Fanelli - Luigi Filograno - Antonino Foti - Ignazio Gadaleta - Letizia Gatti - Antonio Giannini - Marco Giberti - Claudio Grenzi - Gaetano Grillo - Enzo Guaricci - Dario Lafasciano - Nicola Liberatore - Giuseppe Lisi - Salvatore Lovaglio - Paolo Lunanova - Nelli Maffia - Anna Magistro - Franco Marrocco - Michele Martucci - Mimmo Marullo - Jara Marzulli - Vincenzo Mascoli - Antonio Menichella - Mauro Mezzina - Enzo Morelli - Massimo Nardi - Fernando Perrone - Pino Potito - Mario Pugliese - Massimo Quarta - Daniela Raffaele - Lucia Rotundo - Massimo Ruiu - Francesco Sannicandro - Laura Scaringi - Lino Sivilli - Maddalena Strippoli - Anna Maria Suppa - Beppe Sylos Labini - Cosmo Damiano Tondo - Tommaso Tosiani - Franco Valente - Claudia Venuto - Michele Zaza.




Sarà presentata l’Installazione site-specific - " SACRED FIRE " di Francesco Sannicandro

Olio d’artista è una iniziativa curata da Francesco Sannicandro che propone elaborazioni, interpretazioni e riuso dei tradizionali contenitori dell’olio: la lattina metallica e la bottiglia di vetro. Avviata nel 2011 con un primo nucleo di artisti e arricchitasi sempre più nel tempo, esalta, attraverso l’arte, il principe della nostra tavola mediterranea, quell’olio d’oliva che rappresenta l’asse portante dell’economia della nostra terra per il quale la Puglia è nota nel mondo. La mostra Olio d’artista si compone di una collezione di oltre centotrenta opere di artisti, pugliesi e non, che partendo da lattine di alluminio e bottiglie di vetro,dismettono i panni di semplici contenitori per divenire opere d’arte. La fantasia, l’estro e la sensibilità degli artisti fanno a gara, utilizzando gli oggetti, per esaltare e valorizzare un prodotto il cui successo è noto anche fuori dai confini nazionali e che vede, in questa mostra, l’arte di rendergli omaggio. «… nella mostra Olio d’artista è l’oggetto stesso che si trasforma in opera d’arte e nel contempo vede realizzarsi la perdita del suo valore d’uso: perde la funzione originale per acquisire altre proprietà, estetiche, simboliche, allusive, analogiche, allegoriche, in taluni casi persino anagogiche […] non siamo nel campo della riciclart, giacché non si tratta di oggetti che hanno già esaurito la loro funzione e attendono di essere abbandonati o riciclati: le lattine e le bottiglie utilizzate sono tutte nel pieno della loro potenziale azione, nuove e non ancora “unte” dall’olio. Potremmo dire che non hanno avuto modo neanche di espletare la funzione per la quale sono state realizzate: contenere l’olio». (Francesco Sannicandro)  .

Un atto di libertà e implicita ribellione


di Luigi Caricato 


L’olio non è dato tal quale in natura. E’ il frutto dell’ingegno dell’uomo. Anche se si tratta di una operazione semplice, e perfino banale – consistente nello spremere le olive – l’aver avuto una simile intuizione ha reso di fatto l’olio un’invenzione tecnologica impareggiabile.




In fondo, chi poteva immaginare che un minuscolo frutto – peraltro amarissimo e immangiabile, se non preventivamente lavorato con la necessaria accortezza e pazienza – potesse dar seguito a un succo gustoso e gradevole, capace di conferire sapidità e palatabilità ad altre materie prime bisognose di essere rese più appetibili?


Le proprietà connettive e plastificanti, congiuntive, antiaderenti e lubrificanti degli oli da olive hanno permesso di far compiere un significativo passo in avanti nella elaborazione e presentazione dei cibi. Così, questa pur apparentemente ordinaria invenzione, ha potuto, nel tempo, sempre piu imporsi all’attenzione generale, proprio perche è stato l’uomo a cogliervi ogni volta importanti elementi di novità, tali e tanti da lasciare segni indelebili nei costumi alimentari dei vari popoli. Segni evidenti soprattutto ora, che a distanza di almeno sei millenni, è possibile scorgere nettamente l’imprinting delle varie comunità d’anime che si sono via via succedute, lasciando per certi versi  una immaginaria quanto reale impronta genetica, che si è espressa e manifestata anche attraverso l’arte. 


Non l’arte olearia in senso stretto. Quella – per essere più espliciti, a scanso di equivoci – di chi riesce addirittura a interagire con le olive, fino a parlare la loro stessa lingua, e capirle e interpretarle di volta in volta, facendo in modo da trarne il miglior olio possibile in frantoio. E nemmeno si intende per arte la capacità di coloro che sanno miscelare sapientemente gli oli ottenuti, o, nondimeno, l’attitudine di quanti, trovandosi dinanzi a un’ampia scelta di oli disponibile sul mercato, sono in grado di farne una opportuna selezione (per qualità, origine e tipologia), riuscendo a utilizzarli al meglio, valorizzandoli alla perfezione, a crudo come in cottura. 


Non l’arte olearia in senso stretto, dunque, ma l’arte che trascende la materia prima e la eleva a simbolo ponendola su un altro piano. L’arte, per l’esattezza, che già solo a sfogliare le pagine del catalogo che accompagna una mostra originale quanto divertente nei suoi sviluppi, egregiamente ideata e curata da Francesco Sannicandro, a titolo “Olio di Artista”, ci fa comprendere quanto sia utile (per chi lo produce, chi lo vende, chi ne fruisce) che l’olio possa essere ogni volta reintepretato in modo differente, rimodulandone l’immagine, e decontestualizzandola. In tal modo, con una brillante operazione che ha coinvolto centinaia di artisti, l’olio da olive non è più una materia grassa tra tante altre disponibili in commercio, ma diventa simbolo di una civiltà che viene decodificata e consegnata libera dalle maglie imposte da un legislatore che penalizza le aziende confezionatrici nell’abbigliaggio dei contenitori dell’olio. 


“Olio d’Artista” diventa così un atto di libertà e di implicita ribellione al sistema, imponendo, almeno non nel consueto canale delle vendite, ma negli spazi dell’arte, un nuovo approccio con i contenitori d’olio, andando oltre la consuetudine, e invogliando, di qui in avanti, a creare felici e imprevedibili commistioni tra i contenitori destinati comunemente al commercio – che in genere appaiono inespressivi e castigati, inutilmente austeri e comunque imprigionati da troppe (e pletoriche) diciture imposte da un legislatore bulimico che sottrae spazio alla creatività – e quelli che non sono invece soggetti ad alcun vincolo. 


L’olio, prodotto antico e millenario, ha bisogno di una ventata d’aria nuova e di entrare, il prima possibile, in una dimensione altra, alternativa ai canoni ufficiali, in modo da svecchiare la propria immagine, andando incontro verso nuove epifanìe. Le creazioni degli artisti non trovano oggi impedimenti di alcun genere, ma possono in compenso trovare un pubblico più aperto e incline ai cambiamenti, potendo così procedere con rappresentazioni perfino dissacratorie, e di forte rottura con il passato, fino a trascendere il contenuto presente nei molteplici contenitori, ed evocando le mille e mille forme differenti e immaginabili. 


La materia prima “olio da olive”, vista da sola, pur pregiatissima e nobile, sapida, profumata e funzionale nei molteplici impieghi cui è affidata, non è in grado di consegnare alla storia la parte di sé non visibile, quel tesoro nascosto che pur le appartiene ma pochi conoscono. L’alta valenza simbolica assegnata nel corso dei secoli e poi dei millenni all’olio da olive è in realtà il frutto di una mediazione culturale, senza la quale l’olio sarebbe un banalissimo grasso alimentare tra i tanti disponibili, sicuramente il più sano e gradevole, ma solo una sostanza grassa e nulla più. Senza il contributo dell’arte, ma anche della letteratura, l’olio non avrebbe avuto quell’impulso che lo ha reso oggi così popolare, e ieri, invece, così tanto celebrato da miti e religioni.


L’olio da olive oggi è vissuto come una sorta di prolungamento e quasi una estensione della propria esistenza. Non è più un normale condimento tra i tanti, ma è esso stesso alimento e ingrediente di primo piano. Non più alimento generico, ma “cibo funzionale”, functional food dall’alta valenza salutistica e nutrizionale, tanto che per molti è ormai considerato a pieno titolo un nutraceutico, per metà nutrimento e per l’altra metà farmaco. Cosi – a parte le grandi opere, tra dipinti e sculture, che riprendono i segni fondanti, e fondativi, quali sono appunto l’olivo, le olive o l’olio – è sufficiente volgere la propria attenzione a quanto è avvenuto nell’epoca a noi più vicina, già a partire dal finire dell’Ottocento, con le brillanti intuizioni di quanti hanno saputo vestire, reinterpretare e dialogare la materia prima olio, presentandola in forme e abbigliaggi nuovi, con lattine in banda stagnata che in alcuni musei si possono ancora oggi contemplare in tutta la loro originalità, anche laddove si sconfinava nel puro e selvaggio kitsch.


Il grande momento, con la massima e più elevata rappresentazione che si potesse avere per i contenitori dell’olio, ma anche per le molteplici altre forme espressive di comunicazione, è dovuto ad artisti come Plinio Nomellini e Giorgio Kiernek – a suo tempo mobilitati da imprenditori illuminati come i Novaro – per proseguire, fino ad oggi, con altri artisti, e in molti casi designer, che hanno avuto la capacità di vedere nell’olio ciò che non si vede o che altri non vedono, quel quid di impercettibile capace di rendere l’olio da olive diverso e sempre attuale, contemporaneo.


“Olio d’Artista”, una mostra che reputo singolare e quanto mai efficace negli esiti, si colloca per me proprio in questa lunghezza d’onda, e mi auguro vivamente che alcuni tra gli imprenditori più illuminati possano scommettere e investire su queste rappresentazioni artistiche facendole uscire dal guscio protettivo delle sale espositive.


Luigi Caricato


Direttore di Olio Officina Festival


 


 


"Foreste Urbane, associazione di promozione sociale con sede a Copertino (LE), nel cuore della terra d'Arneo, opera per la tutela, salvaguardia e valorizzazione del paesaggio pugliese da settembre 2015. Lo scorso febbraio 2016 ha dato vita alla manifestazione Quinte Visive, primo Festival del Paesaggio in Puglia, evento poliedrico, che ha visto la presenza di ospiti di rilevanza nazionale e internazionale e che ha dato vita a numerose collaborazioni, tra cui quella con il Maestro e artista Francesco Sannicandro e l'esposizione, per la prima volta in provincia di Lecce, della mostra Olio d'Artista. Foreste Urbane si prepara alla seconda edizione del festival, che si svolgerà ad aprile 2017 a Copertino e avrà come filo conduttore il binomio paesaggio e legalità. Così come le foreste assorbono CO2 per riemettere ossigeno nell'aria, allo stesso modo Foreste Urbane intende dare un nuovo respiro alle nostre città, annientando le cattive pratiche e promuovendone di buone e sostenibili. "


 


La funzione di una Pinacoteca d’Arte Contemporanea all’interno della comunità


 


 


I Musei non sono un fine in se stessi, ma un mezzo al servizio dell’umanità”: quest’affermazione di Alma Wittlin può essere stesa ai beni culturali in senso lato, fonte di pensiero, esperienza, sensazioni, in una parola di conoscenza e portatori di valori non solo culturali ma sociali, in quanto produttori/generatori di senso.


La cultura è parte integrante del passato e della memoria di un territorio, è strumento di creazione di identità e di crescita personale, motore di creatività e innovazione, ed è anche stata indicata in anni recenti come mezzo per la creazione di società più coese, per favorire processi di integrazione sociale, e per il rafforzamento dei processi di apprendimento permanente in contesti non formali.


Il radicamento nel territorio è peraltro uno dei fattori centrali nelle relazioni fra economia e cultura.


Il processo di produzione culturale è, infatti, per sua natura, espressione di una comunità o dell’incontro fra diverse culture in un determinato contesto storico e geografico specifico, ed è spesso impossibile riprodurre in un altro luogo la combinazione di fattori che hanno reso possibile la realizzazione di quel particolare prodotto culturale.


Si guarda a come attivare circoli virtuosi intorno ai luoghi della cultura, valorizzandone il ruolo di centri di conoscenza e incubatori di creatività e innovazione sociale.


Per fare questo occorre costruire molti ponti fra quelle che sono state per lungo tempo considerate dimensioni separate, colmare il divario tra la dimensione tangibile e intangibile, tra il patrimonio culturale e le industrie culturali e creative di un territorio, attraverso misure volte a stimolare l’intero ciclo di creazione/produzione culturale/ conservazione e l’interazione con le comunità, sia quelle presenti fisicamente su un territorio che quelle virtuali.


L’adozione di politiche di valorizzazione mirate alla comunicazione dei cittadini del valore e del significato culturale-non scisse e contrapposte al tema della tutela e della conservazione, ma considerate come facce della stessa medaglia è, potenzialmente, uno degli strumenti più efficaci per ovviare a questo “scollamento” che progressivamente si amplia tra cittadini e beni culturali.


Le azioni che mirano a incrementare la consapevolezza sul valore del patrimonio culturale per la società, devono necessariamente essere rivolte non solo ai turisti ma anche e soprattutto ai cittadini residenti, in modo da evitare che si radicalizzi la dicotomia-peraltro già presente-tra patrimonio culturale “maggiore” e “beni minori” e che vada perduta la relazione tra cittadini e patrimonio che è alla base del modello italiano, dove patrimonio artistico- culturale e identità locali vivono in stretto relazione.


Piero Pella


Direttore Pinacoteca D’arte Contemporanea     Museo del Fuoco-Novoli 


 
 


 
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