L’ Oikos-Logos di Vanda Valente Una Donna Una Pittrice: l’Arte












’ Oikos-Logos di Vanda Valente
Una Donna Una Pittrice: l’Arte


   Vanda Valente oggi presenta a Ostuni nella sua Puglia, delle tre quella salentina, una personale dove ha riunito dipinti e grafiche. Opere intrise della sua grande attenzione e sensibilità umana. Tutti noi siamo dotati di sensibilità, ma gli artisti ne sono maggiormente dotati, se poi quell’artista è una Donna, l’attenzione alle vicende umane e all’oikos-logos tutto, inteso come ambiente degli uomini, degli animali e della flora, diventa molto più forte e decisa. E questo lo si percepisce all’istante nell’osservare i suoi lavori, osservazione che supera la semplice visione.
   Perché quello che Vanda Valente dipinge quando lo vedi, ti cattura e ti provoca quelle emozioni che un altro animo sensibile come Wassily Kandinsky dichiarava dovessero provocare le opere d’arte. Un percorso, quello dell’artista, che origina dagli studi accademici svolti in una delle capitali europee dell’Arte: Napoli. Nella città del Sole e dell’espressione del più variegato sentimento di umanità che da secoli la caratterizza, lì ha avuto come maestro Emilio Notte, uno dei pittori pugliesi che hanno segnato l’Arte del ‘900 in Italia. E per il luogo della formazione, e per l’ambiente culturale che ha attraversato, la Pittura di Vanda catalizza la nostra attenzione e ci provoca, giustamente, profonde emozioni e sensazioni.
   Decenni di un’intensa attività pittorica l’hanno sempre contrassegnata, ma altrettanto intensa è stata ed è l’attività di promozione e sostegno dell’Arte, che la vede protagonista verso le generazioni di giovani e meno giovani artisti. Comportamento raro nel modo delle arti visive, o perlomeno rarefatto, perché tipico di quegli artisti sinceri che vedono nel confronto con gli altri un momento di arricchimento reciproco e quindi di crescita comune per tutti. Vanda Valente questo suo modus operandi lo ha acquisito e mutuato sia nel suo formarsi a Napoli che nel suo essere stata per decenni docente nella Scuola Pubblica italiana di Disegno e Storia dell’Arte. Il contatto con gli allievi le ha permesso di sviluppare e rafforzare ancora di più la sua naturale sensibilità, che è poi la sostanza in una donna o in un uomo che pratichino le arti e, nello specifico della Valente, quella della Pittura.
   Una pittura fatta da pennellate che hanno, ed è sono evidenti sulla tela, un profondo ragionamento preventivo. Lo si vede e si intuisce in quel suo reticolare le superfici che acquistano l’effetto di un caleidoscopio che ci fa vedere uno e tutti i colori della gamma. Metodiche pittoriche che denunciano la sua conoscenza del passato, non quello remoto ma quello del Novecento, con le sempre vive e attraenti esperienze delle Avanguardie artistiche.
   Così l’Amore verso la Natura diventa l’occasione per tele che denunciano l’insidia dell’Uomo come fattore di distruzione e consumatore degli spazi armonici di quanto ci circonda. Penso alla serie di dipinti dal comune titolo: La deforestazione, opere che non necessitano di chiarimenti. Consideriamo gli effetti nefasti di tali azioni, che dopo aver colpito aree geografiche assai distanti da noi, poi ci arrivano gli effetti collaterali nella nostra immaginaria quiete.
   Ma se l’attacco selvaggio alle grandi foreste tropicali sud americane e africane, le sentiamo meno nostre, lo stesso non possiamo dire per quanto dipinto con il lapidario titolo de La cementificazione. Qui la Valente ci invia un messaggio diretto a cui non si può rimanere sordi. Lo fa con un serie di quattro tele riunite in un fregio colorato con una prevalenza di colori bruni e scuri che stringono al centro una macchia di verde, che sembra agitarsi con un effetto di fremito, quello di chi sta per soccombere e sopperire.
   La serie di dipinti dedicati all’ecologia, sintesi dell’oikos-logos, continua con la serie legata a chi l’ambente vive, e sappiamo che non ci siamo solo noi umani su questa terra. Qui l’artista sfodera tutto il suo amore verso la Natura e l’Ambiente, lo fa con una scelta cromatica che pone in contrapposizione dialettica  figure antropomorfe poste ai margini e il possente carapace di una tartaruga gigante, quelle stesse che spesso agonizzanti spiaggiano sui lunghi  litorali pugliesi.
   Ma oltre a denunciare il brutalismo che gli umani perpetuano verso l’ambiente, i dipinti di Vanda Valente non rinunciano ad una speranza di equilibrio e rispetto verso l’oikos-logos, ma anche verso noi stessi. Lo fa con alcuni dipinti come Campo verde o Rose la ricerca del bello. Se in questi dipinti l’appello è alla Natura in alcune delle sue forme di bellezza, come può solo essere una vasto campo verde di grano ad Aprile o le sfaccettature dei petali delle rose, anche l’uomo e la donna rientrano in queste forme di bellezza. E, Vanda Valente in quest’ultimo dipinto ci ricorda dei corpi e del ritmo di questi nel loro muoversi, novelli kouros e korai, simboli della bellezza del corpo umano. La stessa bellezza che spingeva gli antichi greci a scolpire nella pietra quei corpi, allora rigidi e separati, ma oggi flessuosi e uniti da vibranti pennellate.
   Alle opere di pittura si aggiungono quelle di grafica, che in maniera altrettanto egregia ci parlano, ci emozionano sul tema dell’ecologia nella sua forma generale. Qui al brutalismo umano verso l’ambiente fa eco la sua forma peggiore: quella della guerra e dei sui effetti collaterali.  Le tre guerre o L’esodo, coi loro tratti neri ci scatenano la stessa sensazione di malessere che si prova davanti alla visione delle nere grafiche di Goya e dei suoi Disastri delle guerre. Qui la Valente ci da una contemporanea versione, con le immagini di donne e bambini dai volti segnati da sofferenze, le stesse che 73 anni fa l’Italia ha vissuto, ma la memoria pare non albergare nelle odierne menti  così queste grafiche ci possono aiutare a riprendere fili del passato attraverso la contemporaneità. Donne e bambini che insieme ai soldati belligeranti, sono sempre doppiamente vittime, della guerra e dei suoi effetti. Nessuno può nascondere il fatto che oggi il tema dei migranti e dei loro sbarchi sia il frutto delle nostre vendite di armi e delle spoliazioni di materie prime in luoghi che ancora oggi sono sentiti come colonie da sfruttare.
   Ma anche all’orrore della guerra ci si può opporsi e, cosa di meglio c’è in quell’antica pratica che grazie all’amore che genera la vita. Così la mostra chiude con delle Grafiche dove protagonisti diventano due figure di Maternità: quella umana e quella animale. Sono sicuro che anche Segantini come me, avrebbe apprezzato questi belli e tragici lavori di Vanda Valente.
Gianfranco Piemontese
Foggia 17 novembre 2017


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