LA PITTURA DI AMEDEO DEL GIUDICE OLTRE L’ANTROPOMORFISMO al PAN Palazzo delle Arti Napoli

 
Amedeo Del Giudice
Donne in…
PAN Palazzo delle Arti Napoli
16 dicembre 2016- 08 gennaio 2017
 
 
LA PITTURA DI AMEDEO DEL GIUDICE OLTRE L’ANTROPOMORFISMO
Le opere di Amedeo Del Giudice presenti in questo catalogo s’inseriscono coerentemente in un lungo percorso d’espressione artistica. Del Giudice è artista esperto: già da tempo, pur nell’incessante sperimentalismo che si lega necessariamente all’arte autentica, gli ha maturato scelte stilistiche ispirazioni poetiche molto precise. Dal punto di vista formale, ciò che maggiormente colpisce è che una tecnica raffinata, curata fino al dettaglio (e che non cede mai cedere a suggestioni realistiche), dia luogo ad un impatto cromatico assai significativo. Primeggiano colori come il “bianco argentato”, il rosso e il nero. Colori fiammanti si intrecciano potentemente a colori scuri: i contrasti che ne vengono fuori, di solito assai marcati e potenti, vanno a delineare uno scenario compositivo in cui si avverte fortemente un’emozione di “spaesamento” . L’umano (costituito soprattutto da figure femminili di bellezza eterea quanto incantevole) rischia così di “perdersi” all’interno di un ambiente biologico più vasto e complesso. Nelle opere di Del Giudice si avverte un radicamento, sia pure in presenza di una fortissima originalità, nella tradizione moderna che si apre con Caravaggio e che estende la propria presenza fino a Francis Bacon. I forti contrasti di luce, infatti, oltre ad una particolarissima commistione fra espressionismo e surrealismo, traghettano il fruitore delle opere all’interno di un mondo “altro”. Ed è su questo punto, io credo, che l’opera pittorica di Amedeo Del Giudice tocca il suo nucleo profondo di senso poetico. Sembra a me, infatti, che l’artista tenda a scomporre le forme umane in elementi compositi che, nel mentre fuoriescono dall’antropomorfismo – ecco il senso e il valore della presenza dei “fossili” -, vanno alla ricerca di un “luogo” nel quale lo spirito non è già/più tale, poiché esso s’incardina nella materia biologica originaria. In altre parole, la potenza di suggestione, ma anche l’inquietudine, che dalle opere di Del Giudice si effonde si radica in una rappresentazione pittorica che mostra in quale misura lo spirito (umano) affondi le radici nella materia e, reciprocamente, quanto la materia possegga già da sempre un’irresistibile vocazione verso la spiritualizzazione. In questo senso, pertanto, si spiega anche il motivo dei tanti fossili marini che arricchiscono le opere di Del Giudice: il mare è inteso dall’autore, a mio parere, come la scaturigine originaria delle forme animate – origine e fine della vita, luogo sorgivo e materiale fondativo di quelle passioni che fanno dell’uomo, come affermava Pascal, una corda tesa, eternamente sospesa, fra “grandezza” e “miseria”.
ANTONIO MARTONE
DOCENTE DI FILOSOFIA POLITICA PRESSO L’UNIVERSITA’ DI SALERNO
PAN Palazzo delle Arti Napoli
Via dei Mille 60, Napoli
orario dalle 09 alle 19,30