IL TEMPO DELLE DIVE
IL TEMPO DELLE DIVE
Attrici e donne dello spettacolo
nello sguardo di Chiara Samugheo.
Chiara Paparella, in arte
Samugheo, lascia Bari, sua città natale, nel 1953. Vivace e anticonformista,
soffocata da un’educazione familiare paternalista e tradizionale, si
trasferisce a Varese da alcuni zii, per approdare in seguito a Milano, città di
grande fermento. Qui frequenta ambienti artistici e intellettuali ed entra in
contatto con personalità come Strehler, Pasolini, Biagi, Buzzati e Moravia, che
ne stimolano l’intelligenza e la creatività.
Determinante è l’incontro con
Pasquale Prunas, illustratore ed editore, che diventerà suo compagno nella
vita. Fondatore di “Sud” e poi “Le Ore”, pubblicazione che conciliava contenuti
culturali e di attualità con un’ampia diffusione popolare, Prunas ravvisa in
Chiara Paparella la capacità di leggere le contraddizioni del cambiamento
sociale. La incoraggia a realizzare servizi fotografici, suggerendole il nome
Samugheo (da Samugh, antico toponimo sardo di origine prelatina). Assistente
del mitico reporter Federico Patellani, Chiara comincia a lavorare come fotogiornalista.
Con grande intuizione realizza reportage sociali sul Mezzogiorno italiano. Sue
sono le prime testimonianze visive in assoluto sul fenomeno del tarantismo a
Galatina, nel Salento, nelle quali si possono scorgere le tracce degli
ancestrali riti orgiastici dei “posseduti da un dio”. Un suo servizio
fotografico che si intitola Le invasate viene pubblicato sulla rivista Cinema
Nuovo (fondata da Guido Aristarco), suscitando l’interesse dell’antropologo
Ernesto De Martino, il quale nel 1959 organizza una spedizione nel Salento con
i fotografi André Martin e Franco Pinna, senza coinvolgere la Samugheo.
Successivamente Chiara documenta la povertà delle periferie di Napoli e
pubblica nel 1954 Il prete degli scugnizzi, una serie di foto su padre Mario
Borrelli e la sua comunità. In quegli anni la società italiana è attraversata
dai cambiamenti dei processi produttivi e da mutazioni sociali: si registrano
profonde trasformazioni nei comportamenti, nei valori e negli stili di vita
delle persone. Samugheo coglie gli aspetti di queste modificazioni anche
culturali e pubblica la fotoinchiesta Come si studia a Milano, realizzata nel
1956 con i testi di Mario Schettini: è uno spaccato della vita degli studenti
universitari nel capoluogo lombardo. I suoi scatti colgono il desiderio di
emergere di molti giovani, denunciano i sacrifici dei fuorisede e ritraggono i
segni dell’emancipazione femminile di ragazze che, come lei, rifiutano il
modello della famiglia tradizionale in cui la donna occupa un ruolo subalterno.
Come osserva Antonella Russo, tra gli «androni dell’Università e i lunghi
corridoi come un set cinematografico» emerge «un mondo chiuso e angusto dove si
muovevano figure femminili eteree e decorative».(1) Probabilmente è lì che
Chiara intuisce di poter orientare il suo lavoro verso nuovi orizzonti. Solare
e piena di vita, si trasferisce a Roma. Il cinema negli anni Sessanta vive una
stagione di straordinario splendore e i grandi registi – Fellini, Visconti,
Antonioni, Zeffirelli – la vogliono sul set per la sua capacità di raccontare
il mondo cinematografico mediando l’immaginario con la realtà dell’Italia del
dopoguerra. Sono gli anni della Dolce Vita e Chiara Samugheo, pioniera del
fotogiornalismo in Italia, diventa presto una vera e propria “stella” della fotografia,
anche grazie al suo stesso fascino. Ritrae la bellezza delle attrici, spesso
sensuale, ma al contempo restituisce alla diva una dimensione più reale,
demitizzando le icone dello splendore hollywoodiano: l’oggetto irraggiungibile
di contemplazione nei suoi scatti diventa una persona, una donna dalla bellezza
popolare in cui tante ragazze possono identificarsi. Chiara abbandona il tradizionale bianconero
per sperimentare le nuove policrome sfumature del colore. Sceglie spesso di
ambientare le foto fuori dal set, evitando nei soggetti costrizioni e
condizionamenti. Predilige tinte vive, naturali e contrastate, tanto da far
diventare il colore “forma”, struttura stessa dell’immagine, uno stilema inconfondibile
della sua poetica. L’uso del formato quadrato le consente inoltre di realizzare
composizioni equilibrate in armonia con il soggetto stesso.
La mostra allestita nella
Pinacoteca Corrado Giaquinto espone i ritratti vintage di grandi dive internazionali
del cinema e dello spettacolo, qui proposte nella loro autenticità: Claudia
Cardinale, Sophia Loren, Gina Lollobrigida, Catherine Spaak, Monica Vitti,
Sandra Milo, Raffaella Carrà, Virna Lisi, Sandra Dee e molte altre. La mostra è
anche un tributo alla rassegna cinematografica del BiF&st, che quest’anno
omaggia la memoria di Claudia Cardinale, ma è soprattutto un sentito
riconoscimento a Chiara Samugheo, fotografa che ha saputo coniugare estro e
professionalità con l’intraprendenza e il calore della nostra terra, a cui è
rimasta sempre fortemente legata.
(1) A. RUSSO, Storia culturale
della fotografia italiana, Torino, Einaudi, 2011.
Pio Meledandri (curatore della mostra)
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